655 69. Rivestito di virtù dall'alto, Francesco
era interiormente caldo di fuoco divino, più di quanto
lo fosse all'esterno per il vestito del corpo. Detestava chi
nell'Ordine indossava molte vesti ed usava senza necessità
indumenti delicati. Asseriva inoltre che dà segno di
spirito estinto colui che accampa la necessità, mosso
non dalla ragione ma dai sensi.
«Quando lo spirito - diceva - si intiepidisce e si raffredda
gradatamente, è inevitabile che la carne ed il sangue
cerchino ciò che è loro proprio. Cosa rimane
infatti quando l'anima non trova più i suoi piaceri,
se non che la carne si rivolga ai suoi? Allora l'istinto naturale
maschera il momento della necessità e la mentalità
carnale forma la coscienza».
E aggiungeva: «Ammettiamo pure che un mio frate si trovi
in vera necessità, che lo colpisca un qualsiasi bisogno:
quale ricompensa ne avrà, se cerca in tutta fretta
di soddisfarli e di allontanarli da sé? Gli è
capitata un'occasione di merito, ma ha dimostrato bellamente
di non gradirla». Con queste e simili parole inchiodava
quelli che erano intolleranti delle ristrettezze, perché
il non sopportarle pazientemente non vuole dire altro che
desiderare nuovamente l'Egitto.
Inoltre non voleva che per alcun motivo i frati avessero più
di due tonache, che tuttavia permetteva di rinforzare cucendovi
pezze.
Comandava di avere in orrore gli indumenti delicati e rimproverava
in modo durissimo, davanti a tutti, quanti venivano meno.
E per confondere questi tali col suo esempio, cucì
del sacco ruvido sulla propria tonaca; anche in morte chiese
che la tonaca per le esequie fosse ricoperta di sacco grossolano.
Tuttavia ai frati stretti da malattia o altra necessità,
permetteva che portassero sotto, aderente alla pelle, una
tonaca morbida, in modo però che all'esterno l'abito
si conservasse sempre ruvido e vile.
Diceva infatti: «Tanto si mitigherà il rigore
e trionferà la tiepidezza, che i figli di un padre
povero non si vergogneranno di portare abiti di scarlatto,
mutandone solo il colore». Ne deriva che non è
a te, o Padre, che mentiamo noi figli degeneri, ma la nostra
iniquità mente piuttosto a se stessa. Ecco infatti,
che diventa più chiara della luce e cresce ogni giorno
più.